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Yahoo! e la Cina
mercoledì 15 febbraio 2006

 Da un po' di tempo sto seguendo Yahoo! in opposizione a Google, ma in questo caso sono sullo stesso piano (anche Microsoft e Cisco).
Vedo che molti sono i thread di blog che parlano delle problematiche in cui i colossi incorrono nei rapporti con paesi diciamo "extra globali".

Reporters Without Borders (www.rsf.org ) riporta occasioni in cui si accusa Yahoo! di aver fornito dati alla polizia relativamente a dissidenti cinesi arrestati. Oggi 15 Febbraio 2006 lo "US congressional hearing" attende che Yahoo! spieghi quello che è successo.
Pechino, tramite Reuters , dice che non è successo nulla di tutto ciò e che la Cina opera come tutti gli altri paesi.

Il fatto che Yahoo! abbia dato informazioni alla polizia cinese io lo trovo del tutto naturale; semplicemente per il fatto che se le nostre autorità nazionali italiane lo volessero, potrebbero obbligare Yahoo! a fornire informazioni anche a loro nel caso in cui la nostra polizia ritenesse che un utente possa aver violato la legge italiana.
Le società in Italia nascono infatti assumendo come dato di fatto che devono sottostare alla legge italiana - altrimenti che vadano altrove.
E che non mi si venga a dire che l'Italia è un paese democratico: la Polizia arriva, sottopone a sequestro decine di server, prima ancora di aver valutato o avere una condanna oggettiva - due volte su tre gli amministratori, per poter salvaguardare la propria società, sono costretti in via informale a fornire informazioni che normalmente non sarebbe corretto riferire alla Polizia prima di una ingiunzione del tribunale, eppure... eppure lo sappiamo tutti: in Italia se ti arrivano due poliziotti a chiedere informazioni, è meglio dargliele perchè sennò ti ritrovi con tutto bloccato e sequestrato in attesa che un giudice poco solerte dissequestri tutto, e intanto tu hai già bello che smesso di lavorare.
E se qualcuno pensa che in Italia i contenuti non siano censurati, basta andare su Google.ru a cercare un po' di crack o mp3 e scoprirà che certe cose nel nostro Google non ci sono.

Insomma, mi sembra che Yahoo! in Cina e Yahoo! Italia così come tutti i portali e le società che operano su internet, relativamente ai loro utenti, siano sottoposti alle stesse regole di base: "In caso di richiesta della autorità nazionali competenti, tutti devono collaborare".

Ovviamente non è plausibile pensare che una società privata possa decidere autonomamente rispetto al giudizio di possibile legalità o meno delle azioni degli utenti: tali azioni sono infatti giudicate da tribunali ed è giusto che non sia una società privata a stabilire cosa è legale e cosa no nei paesi in cui operano, sennò arriveremmo ad una sostituzione delle "società per azioni" anche nella determinazione di cioè che è legale.

Che poi la legge in un paese sia accettabile, comprensibile, plausibile, democratica e libertaria questo non penso che debba essere da attribuire a Yahoo! o a Google: il problema non è di Y o G, ma del paese in sè.

Benvengano quindi, a mio parere, l'applicazioni delle leggi di ogni paese relativamente alle nazionalizzazioni dei loro portali.
Da questo punto di vista, sono dell'idea che l'esportazione a tutti i costi dei nostri princìpi morali sociali e legali  negli altri paesi sia una forma di imposizione che limita l'autodeterminazione dei paesi che ci stanno intorno e che hanno, che ci piaccia o no, vissuto un percorso sociale e storico da non sottovalutare.

Insomma, non siamo il papà e la mamma di nessuno, se un paese come la Cina con il suo miliardo e 300 milioni di abitanti è diventata quello che è ora, è perchè ha la sua storia, la sua cultura e la sua gente e forse questo paese è così perchè si è autodeterminato in questo modo: non capisco perchè quindi dobbiamo mettere bocca anche su questo.

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